Gen 282010
 

Quando la coppia fa sesso e l’uomo prende l’iniziativa la donna non progetta né preordina le sue molteplice espressioni  sessuali che fanno parte della sua natura, ma le scopre di volta in volta.

Quando è l’uomo a condurre il gioco, la partner ha la libertà di pensare meno e sentire di più. inculate amatoriali Questo non significa che lei debba rimanere completamente passiva.

Significa piuttosto che, essendo libera di rilassarsi senza più pensare a quello che «dovrebbe» succedere in un rapporto sessuale, può lasciarsi trasportare dalle correnti e dai ritmi ondulatori della propria natura sensuale.

Come ogni tipo di musica vuole il suo ballo, così può muoversi e ballare con lui al ritmo che preferisce in quel momento. Un giorno può sentirsi come un serpente che scivola sul corpo di lui, avvolgendolo e seducendolo con la sua carne nuda.

Un altro si sente come una vergine innocente che per la prima volta scopre il sesso e vive con sentimento e ingenuità quel contatto fisico bellissimo e sconosciuto. Un altro ancora la ritrosia iniziale lascia il posto al calore della passione in lei sopita scatenandosi in un ritmo da sesso sfrenato animalesco.

Una volta si sente dominatrice e gli intima di non muoversi mentre decide in che modo farlo impazzire di piacere come una diva del porno, un’altra si accoccola pacificamente su di lui sciogliendosi in un’estasi di relax mentre lui l’accarezza.

Non pianifica né premedita queste diverse espressioni della sua natura sessuale, che scopre di momento in momento.

Quando la donna ha la libertà di essere spontanea, queste diverse espressioni e altre ancora emergono con naturalezza trovando la loro manifestazione.

Quando l’uomo ha cura di dedicare tempo alla stimolazione della donna senza aspettarsi da lei alcuna reazione, gradualmente le dà la sicurezza necessaria per fare ed esprimere tutto ciò che sente. Una simile, disinibita espressione sessuale le dà la libertà di raggiungere nuove vette di estasi sessuale.

Liberamente tratto da “Marte e Venere in camera da letto” di John Gray

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Gen 252010
 

I modi di fare sesso cambiano come le stagioni; non esiste monotonia. Per assecondare questi naturali cambiamenti, la donna deve sentirsi appoggiata nella scoperta delle nuove e diverse espressioni della propria sessualità.

Per la donna, l’atto sessuale è un processo in cui scopre progressivamente cosa le piace fare quel giorno. Non vuole che il partner segua un piano prestabilito nei minimi dettagli. pompini con ingoio Preferirebbe che il sesso fosse ogni volta una creazione spontanea, adatta a come si sentono entrambi in quel momento.

Per ottenere questo risultato occorre una nuova strategia. Come abbiamo già visto, l’uomo preferisce istintivamente seguire una formula collaudata perché in tal modo ha la certezza di poter appagare la partner.

Anche la donna vuole che lui sappia quello che fa, ma non in questo senso. Vuole che sappia che ogni volta lei potrebbe essere di un umore diverso. Vuole che sappia come scoprire insieme cosa lei vuole. Vuole che sia sensibile a come lei reagisce, captando in che modo vuole essere condotta a vette più alte di piacere e appagamento.

Per farlo, l’uomo non deve solo conoscere le regole fondamentali di una vita sessuale appagante. Deve anche essere disposto a sperimentare alternando i diversi approcci che conosce.

Come un artista, deve avere assoluta dimestichezza con i colori di base del sesso e quindi sperimentare le diverse combinazioni per creare nuove opere d’arte. Come un musicista, deve conoscere le note in base a cui creare gli accordi di un bel pezzo musicale.

Lo so, lo so, qualcuno potrebbe pensare: “ecco perché gli uomini preferiscono le sveltine …”, ma diventare un artista del sesso, oltre ad essere soddisfazione personale con un notevole ritorno in termini di autostima, permette alla coppia di praticare un sesso profondo, coinvolgente e appagante.

Liberamente tratto da “Marte e Venere in camera da letto” di John Gray

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Gen 232010
 

Sentiamo la testimonianza di Valeria e Serena in relazione al tipo di sensazioni provate durante la stimolazione del punto G.

Valeria:
All’inizio ho sentito un gran bruciore, un fastidio, delle fitte lancinanti, ma anche la voglia di conoscermi. Penso che verso la metà del massaggio sesso amatoriale (sinceramente, avevo perso la nozione del tempo) sia subentrato un senso di dolce dolore, che si distribuiva uniformemente nel corpo, ero molto tranquilla e senza tensioni. Alla fine, questa fluidità impalpabile è cambiata un’altra volta verso un grande spazio punteggiato di fiocchi di neve colorati  su uno sfondo scuro.

Serena:
Sono partita con una certa curiosità, ma ben presto è arrivata una doccia fredda sotto forma di tensione nelle gambe e nelle ovaie. Sentivo dei piccoli crampi nella parte posteriore delle gambe, poi una forza che si faceva strada nelle braccia. Quando mi sono rilassata, mi sono sentita sprofondare verso il basso. In quel momento mi sono abbandonata al piacere e ho iniziato a eccitarmi, a ridere di gusto, un riso che partiva dalla vagina per arrivare fino alla bocca. Poi sono passata dal riso al pianto e ancora al risò … Con mia grande gioia ero tornata bambina, con gli occhi incantati dell’infanzia: vedevo girare dei pesciolini in un mare turchese. In questo senso di leggerezza mi sono sentita poi espandere in un mare di tranquillità, calma e quieta in uno spazio di pace assoluta.

Liberamente tratto da “Il punto G” di Elmar e Michaela Zadra.

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Gen 172010
 

Vediamo dunque che cosa implica questo spostamento dell’attenzione dall’esterno a un punto interiore, che cosa succede quando sessualmente ci rivolgiamo all’interno, quando, sulla base dell’autonomia femminile ormai acquisita, ci dedichiamo alla nostra ricettività e diventiamo di nuovo sensibili alle percezioni che nascono dentro il corpo e dentro l’anima.

Più dell’80 per cento delle donne (esattamente 54 su 65) donne mature il punto g nell’arco di tempo che dura il massaggio al punto G percepiscono una differenza notevole.

Tra il primo tocco e l’ultimo le cose cambiano, non in modo lineare, ma in maniera altalenante passando attraverso una miriade di sensazioni come: tensione, morbidezza, calore, indifferenza, quiete, senso di vuoto, eccitazione, sospensione, allegria eccetera.

Queste oscillazioni erano talmente divergenti che, nel raggrupparle in categorie, abbiamo dovuto semplificarle molto, tralasciando tutti i passaggi intermedi.

Come sappiamo, il piacere al punto G non è costante come quello al clitoride, ma viaggia su vie sinuose, oscillanti, dialettiche, quasi labirintiche. C’è una logica, in questo viaggio? Esiste qualcosa come una via prediletta, una rotta favorita in questo mare del piacere caotico? Sì, esiste. Come hai notato, la maggior parte delle donne segue un percorso che va da un fastidio iniziale verso un piacere finale, mentre per un gruppo minore l’altalena continua fino alla fine. Per altre ancora non sono tanto le sensazioni in sé che cambiano, ma il grado di diffusione nel corpo o l’intensità.

Nel quadro generale prevale comunque un incremento in una delle dimensioni: piacere, espansione, intensità. Purtroppo soltanto la metà delle 54 donne che nell’arco della sessione hanno percepito un cambiamento ci hanno fornito dei dettagli. Avevamo fatto l’errore di chiedere nei primi corsi solo se veniva avvertita qualche differenza, ma senza specificare quale. Soltanto dopo abbiamo aggiunto anche la seconda domanda. Dalle espressioni osservate possiamo confermare che il trend è estendibile a tutto il campione.

Domanda  a) – Le sensazioni corporee sono cambiate nel tempo durante la stimolazione del punto G?

No 4
54
Non so, non risponde 7
Totale 65

Domanda  b) – Se sì, come erano all’inizio, come a metà, come alla fine?

Da fastidio iniziale verso piacere finale 14
Un continuo altalenare tra fastidio e piacere 4
Le sensazioni si espandono sempre di più nel corpo 3
Le sensazioni si intensificano, si amplificano nel tempo 3
Fastidi alternanti 2
Piaceri alternanti 1

Liberamente tratto da “Il punto G” di Elmar e Michaela Zadra.

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Gen 162010
 

Pur essendo stati sempre presenti sin dai tempi di Adamo ed Eva, sia il clitoride sia il punto G nella storia sono stati varie volte dimenticati.

Il clitoride è estroverso, esplosivo, espressivo. Guarda caso la sua esplorazione si diffuse negli anni Settanta, quando le donne si liberarono dal ruolo passivo e cominciarono a indossare i pantaloni, pornoamatoriale diventarono dinamiche e intraprendenti e nel lavoro iniziarono a conquistare le posizioni finora riservate ai maschi.

La relazione con l’uomo intesa come monogamia non era più la cosa più importante, poiché la donna si realizzava anche al di fuori di essa.

Nel sesso la donna osava scegliere l’uomo che le piaceva, e dirgli apertamente: «Voglio fare l’amore con te». A letto inseriva anche le posizioni con lei sopra e se con la sola penetrazione non arrivava all’orgasmo, si aiutava masturbandosi.

Negli ultimi anni Novanta questo movimento delle donne verso l’esterno era ormai largamente compiuto, e un’altra tendenza iniziava a farsi strada: le donne riscoprivano il loro lato ricettivo, ritrovavano il loro ritmo, ricominciavano ad apprezzare le gonne, gli antichi valori femminili, ma questa volta da una posizione di autonomia e non di sottomissione.

Tornava di moda la donna riflessiva, che si concede alle emozioni. Il femminismo militante si ritirava, per lasciare il posto alle psicoterapie corporee, ai circoli New Age, ai ritiri di meditazione, alla medicina alternativa.

Il sesso scivolava in secondo piano, facendo posto alla cura della relazione, della famiglia. Nel sesso la donna apprezzava di nuovo essere ammirata e conquistata, a letto dava più enfasi ai sentimenti, a essere penetrata, si prendeva cura delle proprie questioni di cuore.

Guarda caso, proprio in quest’epoca la donna si rivolgeva anche nel suo sesso all’interno, e il punto G ritornava di moda.

Liberamente tratto da “Il punto G” di Elmar e Michaela Zadra.

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Gen 122010
 

Quando una donna si avvicina al punto G pensando che sia una specie di secondo clitoride, la ricerca inizia già con il piede sbagliato.

Il punto G non è come il clitoride.

Hai presente la differenza tra uomo e donna? L’uomo reagisce abbastanza velocemente al primo stimolo sessuale e poi va dritto verso l’obiettivo, cioè l’orgasmo. sborrate Quando percepisce il primo stimolo erotico, invece, la donna prova, continua, si ritira, si contorce, sente, si fa inseguire, ritorna un’altra volta … La stessa differenza c’è fra il clitoride e il punto G: il primo richiede che la stimolazione, una volta iniziata, continui fino all’orgasmo, il secondo reagisce con tutto lo spettro di sentimenti femminili, dal sommo piacere fino alle nuvole più nere.

Il primo tocco al clitoride produce una sensazione piacevole, il primo tocco al punto G inizia spesso con l’irritazione o con sensazioni altalenanti.

Anche il loro comportamento è diverso: il clitoride eccitato si erge e avanza come un pene; il punto G non si mostra subito, si nasconde, vuole essere scoperto, inseguito, reagisce soltanto verso chi gli si avvicina con pazienza.

In Oriente questa duplice natura della sessualità femminile è nota da tempo. Il Koka Sastra dell’India medievale chiama il clitoride «il parasole del Dio-amore posto proprio sopra l’entrata della dimora del Dio. Non lontano da questo, all’interno della vulva vi è il puma chandra (o luna piena).»

In queste definizioni ci sembra particolarmente interessante l’associazione del clitoride al sole e del punto G alla luna. Sviluppando questi due principi arriviamo alle polarità:

Clitoride: Sole – Energia calda – Yang – Maschile – Attivo

Punto G: Luna – Energia fresca – Yin – Femminile – Ricettivo

Liberamente tratto da “Il punto G” di Elmar e Michaela Zadra.

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Gen 072010
 

Ciò che mi è molto piaciuto di Berlino è la sua atmosfera unica e irrefrenabile, che trasuda da ogni edificio e da ogni cittadino, aria di accettazione e di libertà, di tolleranza anche.

Vi è un’aria di modestia tra berlinesi che sono di mentalità aperta e neutra. In quanto tale, la città è una calamita per i non-conformisti e le menti creative attratte dalla vita notturna e da ciò che è bizzarro.

I berlinesi hanno una visione sana dei piaceri della vita e grazie a due donne straordinarie, pompinare sexy la Germania 7 anni fa ha legalizzato la prostituzione e ha cercato di portare quest’industria sotto il controllo dello Stato, fornendo i lavoratori del sesso con i diritti del lavoro e una maggiore tutela della salute.

Ecco due luoghi dove ricercare le tracce di Felicitas Schirow e Beate Uhse.

Club Pssst!

Usciti alla fermata Blissestrasse della metro U7, imboccate a destra Sigmaringerstrasse e notate, sul marciapiede di sinistra, al n. 73, poco oltre il palazzo neogotico che ospita la scuola elementare, l’insegna del Club Pssst!, una delle storiche case di tolleranza di Berlino. La tenutaria del locale è, forse, la professionista del sesso più celebre della Germania. Nata nel 1957 in una famiglia alto borghese, frequentato il liceo classico, Felicitas Schirow decise di intraprendere la carriera di prostituta dopo aver letto, dice, i classici dell’erotismo di Joh Cleland e Felix Salten. Il Pssst! Risale al 1997, quando la prostituzione nel Land d Berlino era ancora illegale.

In un primo momento le autorità cercarono di revocarle la licenza, ma la Schirow ingaggiò una battaglia per la regolarizzazione del sesso mercenario. Allo scopo si servì dei tribunali, ma soprattutto di stampa e televisione: giornali e talk show si contendevano le sue interviste, rendendola in breve tempo una star mediatica. Dal 2002 la prostituzione è stata riconosciuta come legale dal parlamento tedesco e quindi è regolamentata e tutelata. Buona parte del merito di questa legge va proprio a Felicitas Schirow.

Beate Uhse Erotik Museum

Dalla fermata di Zoologischer Garten, girate a destra in Joachimstaler Strasse subito dopo i binari; fatti pochi passi tra baracchini di cibo cinese e sexy shop si raggiunge l’Erotik Museum di Beate Uhse. Vi si accede attraversando uno dei più forniti sexy shop  della città, dotato perfino di bar interno. Il museo dell’erotismo, ai piani superiori della palazzina, ha una bassa rilevanza artistica, ma ospita ben 5000 oggetti  dalle forme e dagli utilizzi più bizzarri e fantasiosi: alcuni sono veri e propri pezzi di antiquariato che raccontano la storia del costume sessuale attraverso i secoli.

A partire dal terzo piano, la mostra si apre con una raccolta di disegni orientali del XVIII secolo di scene di sesso accompagnati da accessori sessuali. Piccole sezioni del museo sono dedicate all’artista Heinrich Zille e lo scienziato sessuale Magnus Hirschfeld, ma sono sotto-sezioni, probabilmente per far posto alle cinture di castità e di modelli di grandi dimensioni del pene.

Senza dubbio più curiosa del museo è la vicenda di Beate Uhse, singolare personaggio della scena berlinese, diventata una vera e propria icona. Nata nell’allora Prussia orientale, oggi territorio russo, dopo aver ascoltato dal fratello la leggenda di Icaro, si appassionò all’idea di volare al punto da diventare, a 19 anni, la prima pilota acrobatica tedesca. Allo scoppio della guerra si arruolò nella Luftwaffe; nel 1945 venne catturata dagli inglesi. Nella Germania liberata, agli ex militari era vietato volare anche come piloti civili.

Dovendosi inventare un nuovo lavoro, Beate rispolverò le nozioni di educazione sessuale impartitele dalla madre viaggio a berlino sexy e concepì un opuscolo sul metodo contraccettivo Ogino-Knaus, da vendere per corrispondenza, raggiungendo nel 1956, le 32,000 copie distribuite. Visto il successo dell’operazione, nel 1962 aprì a Flensburg il primo “negozio per l’igiene della coppia”, di fatto il primo sexy shop del mondo, precursore di una multinazionale  che conta oggi 330 punti vendita in 15 Paesi ed è quotata in borsa. La Uhse è morta nel 2001, non prima di essere insignita dal Presidente della Repubblica della Bundservdienstkreuz, la Croce di ordine al merito, riconosciuta a quanti hanno servito il paese in modo esemplare in ambito economico, sociale e culturale.

Nell’Erotik Museum, Beate Uhse ottiene il suo santuario personale che documenta la sua vita estrema, con documenti dei suoi giorni nella Luftwaffe, immagini di lei al timone di un motoscafo di grandi dimensioni. Tutto sommato, si ha l’impressione che il museo è stato messo lì solo a giustificare una visita alle cabine video e al superstore del sesso ai piani inferiori.
Federina

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