Lug 262008
 

Obiezione
Alcuni uomini colti affermano che, Essendo il Dharma da mettere in relazione a cose non appartenenti a questo mondo, sarebbe appropriato trattarne in un libro a sé stante; la stessa affermazione vale per l’Artha, poiché è praticabile solo mediante il ricorso a mezzi adatti e la conoscenza di tali mezzi si può ottenere solo attraverso lo studio dei libri. Essendo invece il Kama qualcosa che può essere praticato anche da creature allo stato bruto e che si può trovare ovunque, non necessita di alcuna trattazione teorica.
 
Risposta
Non è così. Il rapporto sessuale, dipendendo dall’uomo e dalla donna, richiede l’applicazione di mezzi adatti da parte loro, e tali mezzi possono essere appresi dal Kamasutra. Il mancato ricorso a mezzi adatti, che riscontriamo nelle creature brute, è causato dalla loro sfrenatezza e dal  fatto che le loro femmine sono pronte per il rapporto sessuale solo in certe stagioni e non in altre: inoltre il loro rapporto non è preceduto da alcun tipo di pensiero.

Video di fighe bagnate e fighe pelose

Obiezione
I Lokayatikas [pensatori materialisti] dicono che i precetti religiosi non dovrebbero essere osservati poiché arrecano semmai frutti futuri e, d’altra parte, non è certo che arrechino un qualche frutto. Chi è così sciocco da mettere ciò che è nelle sue mani in quelle di un altro? Inoltre, è meglio avere un uovo oggi che una gallina domani; e una moneta di rame che abbiamo la certezza di avere è meglio di una moneta d’oro il cui possesso è incerto.

Risposta
Non è così. Primo, Le Sacre Scritture, che decretano la pratica del Dharma, non ammettono dubbi.
Secondo, i sacrifici eseguiti per ottenere la distruzione dei nemici o la caduta della pioggia hanno dimostrato di dare frutti.
Terzo, il sole, la luna, le stelle, i pianeti e gli altri corpi celesti dimostrano di operare intenzionalmente per il bene del mondo.
Quarto, l’esistenza di questo mondo è garantita dall’osservanza delle regole che rispettano le quattro classi degli uomini [sacerdoti; guerrieri; agricoltori e mercanti; servi] ed i quattro stadi della vita [studioso della religione; padrone di casa; eremita; asceta errante].
Quinto, vediamo che il seme è gettato nella terra con la speranza di messi future.
Vatsyayana è quindi dell’opinione che i precetti religiosi debbano essere seguiti.

Obiezione
Coloro che credono che il destino sia il motore di tutte le cose dicono: non dovremmo aspirare all’acquisizione della ricchezza, poiché talvolta non la si acquisisce anche se aneliamo ad essa, mentre altre volte giunge a noi da sé, senza alcuno sforzo da parte nostra. Tutto è quindi in potere del destino, che è il signore dei fallimenti e delle vittorie, del piacere e del dolore. Vediamo quindi che Bali, vincitore su Indra per volontà del destino, fu anche deposto dal potere per opera di Vishnu e solo il destino può restaurarvelo. 

Risposta
Non è corretto affermare ciò. Poiché l’acquisizione di qualsiasi oggetto presuppone in ogni caso un qualche sforzo da parte dell’uomo, l’applicazione dei mezzi adatti può essere definita la causa del perseguimento dei nostri fini; tale applicazione è quindi necessaria (anche quando una cosa è destinata ad accadere), per cui una persona che non fa nulla non godrà di alcuna felicità.

Obiezione
Coloro che sono inclini a pensare che l’Artha costituisca l’obbiettivo principale da raggiungere ragionano così; i piaceri non dovrebbero essere perseguiti poiché sono ostacoli alla pratica del Dharma e dell’Artha, che sono entrambi superiori ad essi, e sono per questo disprezzati dalle persone degne. I piaceri inoltre affaticano l’uomo e lo pongono a contatto con le persone di bassa lega; videoporno con le posizioni del kamasutra lo portano a commettere azioni ingiuste e a macchiarsi di impurità; lo rendono incurante del futuro e incoraggiano spensieratezza e frivolezza. Inoltre, fanno si che egli perda la fiducia degli altri, che non sia ricevuto da alcuno e disprezzato da tutti, compreso se stesso. È noto inoltre che molti uomini che si sono dati al piacere sono stati rovinati insieme con le loro famiglie e i loro parenti. Il re Dandakya, della dinastia dei Bhoja, rapì con losche intenzioni la figlia di un bramino, sì rovinò e perse il suo regno. Anche Indra, avendo violato la castità di Ahalya, moglie del saggio Gantama, ebbe a soffrirne mille ulcere su tutto il corpo. Lo stesso accadde al possente Kichaka che tentò di sedurre Draupadi e a Ravana che si provò a conquistare Sita: tutti furono puniti per i loro crimini. Questi e molti altri caddero a causa dei loro piaceri. 

Risposta
Queste obiezioni non reggono, essendo il piacere necessario per l’esistenza e il beneficio del corpo quanto il cibo e, di conseguenza, egualmente ricercato. I piaceri sono, inoltre, il risultato del Dharma e dell’Artha. Essi vanno quindi perseguiti con moderazione e cautela. Nessuno ci astiene dal cuocere il cibo perché vi sono mendicanti che ne chiedono, né dal seminare il grano perché vi sono daini che lo distruggono quando cresce.
Quindi un uomo che pratica il Dharma, l’Artha e il Kama godrà della felicità sia in questo mondo sia in quello a venire. I buoni compiono quelle azioni di cui non vi è motivo di temere l’effetto e che non mettono a rischio il loro benessere. Qualsiasi azione che conduca alla pratica del Dharma, dell’Artha  e del Kama insieme, o a due di essi o anche a uno solo di essi, può essere eseguita, ma un’azione che conduca alla pratica di uno di essi a spese degli altri due dovrebbe essere evitata.

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 Posted by at 04:54

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