Ago 022008
 

Forse è proprio questa stretta connessione tra la stimolazione del punto G e lo scaturire di una vasta gamma di emozioni che ha spinto tutti gli scienziati quanto l’opinione pubblica a evitare di prendere una posizione netta riguardo al punto G.

hentay e il punto G

Nel Tantra, che da sempre ama l’intensità della vita, siamo abituati a trattarlo come un argomento tra gli altri, perciò le donne che si rivolgono a noi sanno  in partenza che farà parte della loro ricerca interiore. Per capire però come le donne al di fuori del nostro campo si informano sul punto G, abbiamo chiesto ad alcuni ginecologi quante clienti chiedono loro consiglio al riguardo. Qualcuno ci ha risposto: « In vent’anni di pratica, mai una cliente mi ha fatto questa domanda ». Qualcun altro ci ha detto: « Succede molto raramente che una donna me lo chieda ». Un terzo: « È un argomento che esula dalla visita ginecologica », e così via….

Rossana Cirillo, una ginecologa genovese che aveva partecipato al training di Tantra, entusiasmata dalla nostra ricerca, ha rovesciato la questione: anziché fornirci una statistica su questa assenza quasi totale di domande spontanee da parte delle donne, le ha interrogate direttamente sull’argomento. Per avere un campione casuale, ha chiesto alle prime 65 pazienti che sono entrate nel suo studio se conoscevano il punto G, la reazione è stata sorprendente: diverse donne, sentendo che il loro medico di fiducia usciva dalle domande di routine e si interessava della loro sessualità, hanno  preso la palla al balzo per porre a loro volta domande che non avevano mai avuto il coraggio di fare prima. Chiedevano informazioni sul punto G, sull’orgasmo e sulle tematiche della loro sessualità.

Se confrontiamo le loro risposte con il campione delle partecipanti al corso di Tantra, vediamo che meno donne conoscono il punto G: 31 rispetto a 53. C’era da aspettarselo, visto che chi si presenta ad un corso sulla sessualità consapevole arriva più informato sull’argomento.

Se invece guardiamo quante donne hanno un’esperienza corporea concreta del punto G, la differenza non è poi così grande. Sommando poi le 4 donne che hanno un orgasmo vaginale senza conoscere teoricamente il punto G, arriviamo allo stesso numero di 19 donne con esperienza corporea concreta che appartengono al corso di Tantra.

Questo risultato ci dà l’idea che circa una donna su tre vive il proprio punto G indipendentemente da quante informazioni teoriche sul sesso possiede.

Il dato ci consola, mega profilattico per cazzoni visto che le conoscenze a cui possiamo normalmente attingere sul punto G sono molto ambigue e contraddittorie. Da un lato gli scienziati e i medici in gran parte lo ignorano. Dall’altro ci sono gli entusiasti del punto G (di cui internet è pieno) che lo esaltano come una fonte di puro piacere, con testimonianze di godimenti e orgasmi al limite della pornografia, evitando però di parlare di tutti quei momenti difficili che abbiamo analizzato.

Tra queste due fonti di conoscenza così polarizzate, la donna che desidera informarsi può soltanto entrare in confusione.

Vedendo le informazioni intorno al punto G, abbiamo incontrato un altro grande tabù. La letteratura ginecologica ha riferito, sia pure occasionalmente e con estrema cautela, casi di donne che durante il parto avvertivano sensazioni orgasmiche. Queste potrebbero essere causate dalla stimolazione del punto G durante la fase espulsiva.

I pochi studi sull’argomento spesso non sono nemmeno stati conclusi. Uno in particolare, condotto in un ospedale italiano su 30 puerpere, è stato interrotto bruscamente dall’amministrazione delle USL in quanto ritenuto « un attentato alla sacralità e intoccabilità dell’essere madre. Come se la presenza del piacere orgasmico durante il parto infrangesse l’immagine atavica che pretende di associare al parto solo il dolore».

Se consideriamo tutte le costruzioni mentali intorno al piacere sessuale femminile e teniamo presenti i conflitti interiori osservati nelle 180 donne che si sono esplorate al punto G nella nostra ricerca, lanciano l’ipotesi, pur non essendo esperti in ostetricia, che molti parti potrebbero essere meno dolorosi se le donne prendessero in considerazione l’idea di poterne ricavare almeno una piccola dose di piacere.

Liberamente tratto da “Il punto G” di Elmar e Michaela Zadra

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