Dic 092008
 

Molte, pensando all’abbandono completo, vanno con il pensiero a certi romanzi rosa e a drammi sentimentali in cui «la donna fece un sospiro, poi cadde svenuta nelle braccia del cavaliere».

Questa forma di abbandono non porta però da nessuna parte, perché nel momento cruciale non sei presente. manga porno hentay L’abbandono avviene, ma tu non ci sei, la coscienza è svanita, perciò è un abbandono sprecato. Il vero abbandono è accompagnato da un’accesa consapevolezza del momento in cui l’io, la resistenza, cedono. Allora questo sottile venire meno può essere vissuto con passione.

L’abbandono non ha niente a che fare con l’intorpidimento dei sensi, l’autosuggestione, i sogni ad occhi aperti, con tutti quei momenti di assenza nei quali, quando qualcuno ti rivolge la parola, rispondi: «Ah, scusa, ero altrove». Abbandonarsi non significa mandare la consapevolezza in vacanza, non è un essere assente, anzi, richiede la tua piena presenza. Quando ti abbandoni sei totale, pienamente viva, vibrante, sei sveglia e vivi l’attimo intensamente.

E nemmeno l’obnubilamento dei sensi che la stragrande maggioranza delle persone conosce dopo l’orgasmo fa parte dell’abbandono, ma è una fuga dal vivere intensamente l’onda di energia che ti attraversa in questo momento.

Per l’uomo è importante non prendere le forme confuse di «abbandono» della sua compagna in modo personale, di non riferirle a se, ma di vederle come punti deboli di lei, collegati con la sua storia passata, non con la relazione attuale.

Se come uomo inizi ad assecondare la tua compagna nei vicoli ciechi che abbiamo descritto sopra, finisci nelle sabbie mobili della sua confusione e affondi con lei. Per la relazione allora inizia l’inferno. Se cerchi, per esempio, di essere diverso da come sei per non farle pesare i suoi sacrifici, per rispondere ai suoi «vorrei condizionarti», per darle fiducia, per corrispondere ai suoi ideali, per seguirla nella sua semiassenza, allora un bel giorno ti presenterà il conto. Anche se tu hai fatto tanto per lei, le mancherà sempre qualcosa, ti dirà che si fida un po’ di più, ma non ancora completamente; che ti ama, ma che in qualche senso dovresti cambiare; che ti sente vicino, ma che non è esattamente come se lo aspettava e così via.

Durante il massaggio al punto G ti dirà; «Aspetta! Mi fai male! Non pigiare qui! Premi un po’ più forte! Fai più attenzione! Non con questa mano! Adesso era troppo forte, ti avevo detto un po’ più forte, ma non così tanto! Uffa, non così…» Probabilmente, in altri momenti intimi sarà la stessa lamentela.

Sai perché non è mai contenta di te? Perché tu non sei contento di te. Sai perché non si fida ancora di te? Perché tu non ti fidi di te. Perché ti sei adattato a lei, perché non sei stato te stesso, perché ti sei tradito.

Quello che la donna cerca, quando viaggia nei meandri dei propri sentimenti, l'abbandono al fanta eros quando affronta il labirinto dei mondi interiori che sfuggono ancora alla comprensione, non è un uomo arrendevole, adattabile, ma uno che rimanga presente a se stesso, radicato nel proprio polo maschile, consapevole dei propri processi interiori, senza lasciarsi distogliere da quel punto sicuro in se che è ancorato al proprio senso di benessere nel copro maschile.

A questo punto ci si potrebbe chiedere: «Ma allora che vuol dire abbandonarsi? Che cos’è il famoso lasciarsi andare? Se non significa sacrificarsi per il partner, se non conosce riserve, se non è necessariamente un posto sicuro, se non vuol dire perdere coscienza, allora che cos’è?»

Liberamente tratto da “Il punto G: una guida tantrica al mistero della sessualità femminile” di Eldmar e Michaela Zadra

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 Posted by at 13:47

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