Ago 292008
 

Un po’ di cultura. La parola “pornografia” deriva dal greco antico, porne, all’epoca una donna per niente protetta o rispettata, in poche parole, una prostituta. E “grafia” indica la descrizione di questa donna.

Le femministe accusano gli artefici di questo tipo di film o di riviste proprio per la rappresentazione della donna come un oggetto docile e sempre disponibile del desiderio maschile e sul quale gli uomini esercitano il loro potere. In altre parole, non si critica tanto la rappresentazione sessuale, quanto il messaggio che questi film comunicano. Non c’è dubbio che una donna possa sentirsi disgustata. Il contenuto è sempre sessista, umiliante, svalutante. Si presenta un essere umano di serie B, sufficiente per una scopata e per niente altro.

fighe traditrici troie

Cerchiamo di essere coraggiosi. Se lasciamo da parte questo messaggio discriminante, cosa rimane? Gli attori, la trama, il tipo di pratiche sessuali. Non brillano certo per qualità: i protagonisti. poveretti, non sono il massimo, le ragazze sono in un certo senso artificiali, la trama un insulto, e poi, che alla fine nessuno si sposa, si sapeva, ma deve essere per forza così meschino?

I prodotti pornografici  sono rivolti al mondo interiore erotico degli uomini. Il quale è, so di osare nell’affermarlo, lavorato a maglie grosse. La questione principale è penetrazione e visione dello sperma. Dove, come, con chi… questioni secondarie. Ogni tanto un paio di effetti speciali come un sussurro di dolore, il consueto gioco delle parti o una gita in qualche posto melmoso con un po’ di cibo, e questo è tutto.

Le donne hanno un mondo erotico interiore completamente diverso. videoporno al femminile Che va al di la della mera pratica, si tratta piuttosto del sesso nella testa: superare i confini, infrangere i tabù, creare delle messe in scena. L’erotismo della tentazione, della ritirata, del rifiuto, della sopraffazione, della forza e della debolezza. Non è sexy ciò che lui fa, bensì come e dove, in quale momento e con quali fenomeni concomitanti, quanto è sexy. E ciò un film porno può fornirlo raramente, sebbene alcune donne ammettano di trarre impulsi dal porno per alimentare o volgere in un’altra direzione le proprie fantasie. Certo, alcune donne si sono eccitate guardando dei film pornografici mediocri, e ne sono rimaste, in alcuni casi, addirittura turbate. Non hanno avuto abbastanza fiducia  in se stesse da separare il messaggio del sesso ed eccitarsi più per la rappresentazione che per il messaggio.

Uno studio ha analizzato le reazioni fisiche femminili ai film porno. Il corpo ha evidenziato chiaramente lo stato di eccitazione, eppure tutte le donne credevano il contrario, che le immagini non le avessero eccitate. Il loro corpo parlava un linguaggio, ma la loro testa non era in sintonia. E la testa è sempre la molla dei desideri femminili. Le donne hanno ignorato il proprio corpo, a vantaggio della ragione. Se ciò sia giusto, è un’altra faccenda.

Sarebbe auspicabile (chissà, forse prima o poi un produttore di film porno intenzionato a conquistare il mercato femminile leggerà questo libro) che ci fosse un po’ di estetica.  Maggiore fantasia. Un intreccio interessante; non basta che in un bar lui dica a lei: “Allora?” e lei si estende sul bancone disponibile a un rapporto anale, è ridicolo. Immagini femminili che non siano denigranti, ma che mostri delle donne potenti, erotiche. Scene più ricche. Più erotismo, meno sesso, e se di sesso si tratta, con uomini che non siano così brutti. Film orientati meno all’appagamento del piacere maschile e più a quello femminile. Altrimenti ci annoiamo, poiché scopare – ah, la sola scopata – non è quello che conta. Conclusione l’interesse per il film porno c’è anche nelle donne, è l’offerta che manca.
E allora; s’impegni di più signor Produttore. Oppure: Madame, fondi lei una casa produttrice di film porno!

Liberamente tratto da “Perché gli uomini vengono cosi in fretta e le donne fanno sempre finta” di Anne West

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